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Budo e consapevolezza (lezione 1.3 – teoria)

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Il percorso di auto-ascolto del proprio corpo ci aiuta a trovare consapevolezza. Prestando la dovuta attenzione ai particolari, riuscirai col tempo a percepire (magari già lo fai) il tuo modo di stare in piedi, seduto o sdraiato. Il nostro corpo assume in continuazione posizioni e posture grazie all’azione della muscolatura che ci sostiene e ci raddrizza, lavorando contro la forza di gravità.

Inoltre ci permette di muoverci, trovando equilibrio e modalità sempre più corrette di pari passo col “sentire” la correttezza di queste azioni.

L’equilibrio è qualcosa di delicato, all’apparenza difficile (a meno che si assumano asana avanzate alle quali non siamo preparati), che però possiamo allenare benissimo da soli.Te lo ripeto: non hai assolutamente bisogno di un libro, di un Maestro, di una palestra, per imparare a stare in equilibrio, servono solo i tuoi muscoli e la tua consapevolezza!

Perdona la ripetizione ma è doverosa: fino a quando non ti metterai in testa di potercela fare anche da solo (io sto solo scrivendo per mettere ordine alle mie idee e condividerle), non ce la farai mai! Non basteranno cento corsi, cento libri o ebook, mille articoli letti nel web o su riviste del settore. Credimi, io ho imparato da solo.

Ho praticato Yoga per un paio di mesi e in un paio di seminari giusto per curiosità, eppure certe asana mi escono con estrema facilità (quelle che non richiedono eccessiva elasticità muscolare). Semplicemente provo, mi ascolto, mi osservo allo specchio, cerco autonomamente di correggere in base alla sensazione del peso corporeo. Per trovare equilibrio, in teoria, occorre solo bilanciare equamente la parte destra con la parte sinistra, la parte anteriore con quella posteriore, la parte superiore con quella inferiore.

Mantenere una posizione voluta e saperla velocemente ritrovare è la base dell’equilibrio. Sin da piccoli siamo dotati di riflessi, pensa a quando un bambino sta per cadere mentre cammina… cosa fa?

Allarga la posizione delle gambe, oppure va in appoggio sulle mani, d’istinto. Indipendentemente dall’età e dalla condizione fisica, un adulto può benissimo ritrovare quell’istinto innato di bilanciarsi, usando i propri arti e trovando il proprio centro.

In Oriente il punto centrale del corpo viene detto hara (in Giappone) o dan tian inferiore (in Cina). Una persona centrata e quindi equilibrata fisicamente lo ha ben presente e lo mantiene il più a lungo possibile, qualsiasi posizione debba assumere.

Hara (o dan tian) individua il centro di gravità del corpo posto nell’addome approssimativamente tre o quattro centimetri sotto l’ombelico ed è all’origine dell’essenza vitale. Nelle arti marziali è un punto cardine dell’apprendimento, anche se spesso viene insegnato dopo parecchi anni di pratica (e non in tutti i dojo), mentre nella quotidianità, secondo il pensiero orientale, dovrebbe essere scontato.

Ad esempio stringere la mano a una persona con hara, oppure abbracciarla o porgerle un oggetto come una tazza di tè è ben diverso dal farlo senza essere centrati, equilibrati (ad esempio guardando altrove, oppure col braccio floscio). È lo stesso modo con cui si dovrebbe sferrare un pugno!

Il modo di rapportarci col prossimo cambia notevolmente: è un modo più autentico e sentito. E’ come se, nel rapporto con l’altra persona, manifestassimo una ‘presenza’ e una qualità di gran lunga superiori allo standard cui si è abituati.

Questo dell’agire con hara è un modo che si colloca oltre le parole e oltre la mente razionale e che l’altra persona però riesce a cogliere molto bene. A volte, in quella stessa persona, capita di leggere addirittura un moto di stupore. Forse perché l’atteggiamento con il quale ci proponiamo non è troppo usuale nella vita di relazione e l’altro ne rimane quasi turbato (a volte persino affascinato).

Chiudendo il discorso e passando all’azione, potrai capire come l’essere in contatto col tuo Hara sarà molto più di quanto scritto sinora.

“Hara no aru hito” significa “l’uomo che possiede hara”. Il senso è quello di indicare colui (o colei) che costantemente nella propria vita è in una dimensione di collegamento col proprio hara.

Per alcuni è traducibile con “l’uomo che ha la pancia” ma sarebbe facilmente fraintendibile da un occidentale, abituato ad associare la classica “pancetta” maschile…

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Nato e residente a Leno (BS) studio e pratico arti marziali dal 1994. Ho iniziato col Karate ma dopo aver insegnato per alcuni anni e ottenuto la cintura nera 3° dan ho dovuto abbandonare a causa di problemi fisici e non solo... Ho intrapreso la pratica dell'Aikido nel 2003 per stare meglio con il corpo e dopo aver superato l'esame di 2° dan ho avviato l'insegnamento nella Bushidokai ShinGiTai, associazione che ho fondato nel 2009 in qualità di Presidente. Ho insegnato Aikido Tendoryu fino al Dicembre 2017... poi ho iniziato Brazilian Jiu Jutsu, altra bellissima disciplina! Dopo aver ricevuto il 1° livello Reiki nel 2005 ho praticato Tai Chi, Iaido e meditazione (il non-metodo di Krishnamurti è il mio preferito), applicando con successo l'energia vitale in qualsiasi attività lavorativa e relazionale (sono felicemente sposato e padre di due splendide bambine). Ho scritto i libri "105 modi per conoscere l'Oriente" e "Budo Training - vol.1", oltre a una trilogia di ebook sul benessere con Bruno editore. Ho gestito BudoBlog da Aprile 2012 a Gennaio 2018.
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