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E se cado? Mi rialzo! (racconto breve per meditare)

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Un paio di mesi fa sono stato con la mia famiglia in Val di Non, 4 giorni per rigenerarsi tra splendidi paesaggi montani Non innevati, sterminati campi di mele già raccolte e gustose prelibatezze trentine.

Bello il contatto con la natura, seppur con dieci gradi sotto zero, quando il sole ti bacia in volto e resteresti per ore ad ammirare le magnifiche dolomiti all’orizzonte… ma non il primo giorno, quando appena arrivati in hotel, proposi di andare nella vicina Coredo per destreggiarci coi pattini sul ghiaccio. Mai provato sino a quel giorno e, dopo un po’ di titubanza iniziale, decido di sperimentare…

Guardo negli occhi la mia secondogenita Elena (mentre Anna già si volteggiava manco fosse Carolina Kostner!) che mi fissa, imperturbabile, calzando i suoi microscopici pattini, e mi dice:

“Papà… e se cado? Mi rialzo!”.

Sorride, felice, senza alcun timore cade più volte e si rialza, mi tiene la manina avvolta nel caldo guantino fucsia e si aggrappa a me, per chiedermi un po’ di stabilità e sicurezza!

Sono io che invece cerco il suo sostegno, e insieme ridiamo, cadiamo e ci rialziamo, ci aggrappiamo più volte alla recinzione e dopo qualche minuto proviamo a reggerci in piedi… iniziando finalmente a pattinare.

La spontaneità delle sue parole, del suo sincero quesito “e se cado?” mi ha ancora una volta illuminato, come se sbagliare o farsi male fosse qualcosa di infinitamente piccolo rispetto alla grandezza del provare qualcosa di nuovo. Che belli sono i bambini, coi loro occhioni che brillano quando assaporano qualcosa di diverso dal solito, quando non vedono l’ora di provare, sperimentare, senza farsi troppe paranoie mentali che da adulti sono all’ordine del giorno.

Così ho ascoltato Elena, ho vinto sin da subito il timore e la vergogna di cadere… tanto potevo sempre rialzarmi e, dopo averci preso un po’ la mano, aumento gradualmente velocità nell’inseguire mia figlia Anna (che dopo mezz’ora andava già come un treno!). Dopo due curve cado con una bella ushiro-ukemi (all’indietro) e mi ritrovo gambe all’aria con la schiena e e il sedere spiattellati sul gelido ghiaccio della pista.

Guardo in alto e sorrido, così male non fa (per fortuna me la cavo nelle cadute)… e nessuno stava ridendo di me, osservo il grande cielo azzurro, mi rialzo e riparto. Sono consapevole d’essere un principiante del ghiaccio ma riparto con un bel “chissenefrega” stampato in fronte e così continuo mi diverto un sacco!

Meditare sulle nostre cadute, qualsiasi esse siano, ci aiuta a crescere. Così come ascoltare una bambina che riflette con purezza d’animo… e ti sorprende con la sua disarmante semplicità!

Io ne rimasi sorpreso… e a te è mai capitato?

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Nato e residente a Leno (BS) studio e pratico arti marziali dal 1994. Ho iniziato col Karate ma dopo aver insegnato per alcuni anni e ottenuto la cintura nera 3° dan ho dovuto abbandonare a causa di problemi fisici e non solo... Ho intrapreso la pratica dell'Aikido nel 2003 per stare meglio con il corpo e dopo aver superato l'esame di 2° dan ho avviato l'insegnamento nella Bushidokai ShinGiTai, associazione che ho fondato nel 2009 in qualità di Presidente. Dopo aver ricevuto il 1° livello Reiki nel 2005 ho iniziato a praticare Tai Chi, Iaido (ora cintura nera) e meditazione (Zen è la mia preferita), applicando con successo l'energia vitale in qualsiasi attività lavorativa (geometra è il mio impiego principale) e relazionale (sono felicemente sposato e padre di due splendide bimbe). Ho scritto il libro "105 modi per conoscere l'Oriente" e una trilogia di ebook sul benessere con la Bruno editore.
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