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Samurai: quali arti marziali praticavano?

Inizia oggi una mini-serie di 4 post dedicata ai celebri Samurai, casta militare dell’antico Giappone nota per le barbariche battaglie e conquiste in nome del loro Signore (detto “Daymio“).

A me piace invece ricordarli e parlarne per ciò che di buono hanno dato nel segno del Budo, però credo sia prima opportuno fare un salto nel passato per capire le loro origini e in particolare, oggi, vedere insieme quali arti marziali praticavano.

Da varie fonti e studi fatti in materia negli ultimi 15 anni, attingendo in particolare dal libro “I Segreti dei Samurai” di O.Ratti e A. Westbrook (edizioni Mondadori), riporto questo primo elenco di materie e arti principali praticate dai Bushi.

Con le armi:

  • Arco (kyujutsu, kyudo)
  • Lancia (sojutsu, yarijutsu, naginatajutsu)
  • Spada (kenjutsu, kendo, iaijutsu, iaido)
  • Coltello (tantojutsu)
  • Ventaglio (tessenjutsu)
  • Bastone (jujitsu, jodo)
  • Jitte (jittejutsu)
  • Catene (kusarijutsu)
  • varie (ninjutsu, shurikenjutsu)

Senza armi:

  • Aikijujutsu
  • Jujutsu
  • Karate
  • Kempo
  • Kiaijutsu
  • Sumo

Altre:

  • nuoto (suieijutsu)
  • equitazione (bajutsu)

L’intero complesso di queste specializzazioni si chiamava Bujutsu, noto anche come Bugei in cui “bu” sta a identificare la classe militare mentre “gei” significa metodo/realizzazione.

Da evidenziare come nel Giappone feudale (dalla fine del 1400 alla fine del 1800), le varie scuole (ryu) di Bujutsu si specializzavano solo in determinate materie, essendo il programma di ognuna di per sé molto ampio. Un ryu rappresentava quindi una scuola in cui un esperto pubblicamente riconosciuto insegnava a un certo numero di studenti l’uso strategico di un’arma specifica, in un determinato stile e seguendo particolari concetti. Lo scopo primario del ryu era educativo, in modo da produrre specialisti del combattimento.

C’era di conseguenza chi si specializzava nell’uso della spada, chi delle catene, chi del combattimento corpo a corpo, o dell’uso dell’arco. Ogni scuola poteva anche proporre materie o armi di altro genere, mantenendo però come prioritaria, come frequenza di allenamenti, la specialità scelta dal caposcuola.

Ciò che personalmente reputo interessante, riportando a oggi il modello didattico di quei tempi, è la specializzazione in un’unica materia/stile/arte per poi ampliare il proprio bagaglio culturale/marziale attingendo/studiando (con meno frequenza) altre discipline.

Un po’ come stiamo facendo con l’Accademia Arti marziali Brescia…. no?

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Nato e residente a Leno (BS) studio e pratico arti marziali dal 1994. Ho iniziato col Karate ma dopo aver insegnato per alcuni anni e ottenuto la cintura nera 3° dan ho dovuto abbandonare a causa di problemi fisici e non solo... Ho intrapreso la pratica dell'Aikido nel 2003 per stare meglio con il corpo e dopo aver superato l'esame di 2° dan ho avviato l'insegnamento nella Bushidokai ShinGiTai, associazione che ho fondato nel 2009 in qualità di Presidente. Ho insegnato Aikido Tendoryu fino al Dicembre 2017... poi ho iniziato Brazilian Jiu Jutsu, altra bellissima disciplina! Dopo aver ricevuto il 1° livello Reiki nel 2005 ho praticato Tai Chi, Iaido e meditazione (il non-metodo di Krishnamurti è il mio preferito), applicando con successo l'energia vitale in qualsiasi attività lavorativa e relazionale (sono felicemente sposato e padre di due splendide bambine). Ho scritto i libri "105 modi per conoscere l'Oriente" e "Budo Training - vol.1", oltre a una trilogia di ebook sul benessere con Bruno editore. Ho gestito BudoBlog da Aprile 2012 a Gennaio 2018.
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