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Aikido

– benefici dell’arte marziale di M.Ueshiba
– esperienze di aikidoka sul tatami
– esperienze di pratica fuori dal dojo
– principi filosofici della “via dell’armonia”

Posso ricevere un bel nikyo? – 2ª parte

Oggi ti racconto una simpatica storia per spiegarti il titolo di questo secondo articolo sui ruoli di tori e uke. Durante uno stage di Aikido cercavo ripetutamente di eseguire correttamente una leva articolare, detta “nikyo”, secondo i canoni tecnici della nuova scuola Tendo-ryu. Avendo però reminescenze didattiche di altri stili proprio non riuscivo a comprenderla. Rabbia, frustrazione, inadeguatezza, vergogna? Niente di tutto ciò: chiamai molto serenamente Shihan Massimiliano Gandossi – conduttore dello stage – e gli chiesi di farmi gentilmente da tori (=colui che si difende).

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L’eleganza del Jo: la mia relazione col bastone dell’Aikido

La derivazione dell’Aikido di antichissime arti quali lo “yari jutsu” (uso della lancia dritta) e del “naginata jutsu” (lancia curva ) è evidente nella pratica di esercizi basati sull’uso di un bastone diritto, lungo generalmente 126/128 cm, detto “jo”.

La peculiarità di questo strumento, secondo la leggenda in grado di disarmare un samurai armato di katana, sta nella fluidità di movimento e nell’adattabilità alle altrui tecniche, creando un contatto con il compagno di turno tramite una sorta di “estensione del proprio braccio”.

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Posso ricevere un bel nikyo? – 1ª parte

Uke è un ideogramma giapponese (detto “kanji“) che rappresenta due mani, una rivolta verso il basso e una verso l’alto, oltre a un carattere posto tra le due che ha il significato di “barca”. Uke indica una sorta di “trasmissione di merci, attraverso una barca (ovvero il mezzo), da una persona all’altra” (ovvero la mano) e lungo i secoli ha assunto il significato di “ricevere” qualcosa attraverso uno strumento. Tale strumento è la tecnica, in cui l’esecuzione di un gesto, sia esso una leva articolare, una presa, un’immobilizzazione, un colpo, che porta una persona a dare qualcosa che l’altra “accetta”, riceve in senso piacevole e mai lesivo a livello psico-fisico o spirituale. Continua la lettura

Reiki e Arti marziali: connubio possibile

Esiste un legame fra Reiki e Arti Marziali? Secondo me sì e questo punto in comune si chiama “Energia Universale”! Anche se la maggior parte della gente ne é inconsapevole essa esiste all’interno del nostro corpo, esiste una forza vitale che emana calore ed energia: i giapponesi la chiamano Ki, i cinesi Ci, gli indiani Prana, ma trattasi del medesimo concetto. L’operatore Reiki cerca con l’imposizione delle mani su diversi punti del corpo della persona sottoposta a trattamento di aprire i suoi canali energetici al fine di riequilibrare l’energia individuale; egli funge da canalizzatore fra questa energia e l’energia Universale dalla quale deriva.

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Come gli allievi insegnano a insegnare

Insegnare… bella responsabilità! L’ 8 novembre 2011 insieme al mio compagno di pratica Federico, ho tenuto una lezione di aikido in sostituzione di Sensei Stefano… che a sorpresa era presente. A questo punto non si trattava più di condividere “semplicemente” la propria conoscenza, mettere a disposizione altrui la mia seppur breve esperienza aikidoistica. In cuor mio volevo dimostrare a me stesso che potevo farcela, far capire ai miei kōhai – oltre alle tecniche – che se ne avessero avuto bisogno, ero in grado di rappresentare un aiuto valido e preparato ma soprattutto volevo fare bella figura all’occhio critico del Sensei e dimostrargli che la sua fiducia era ben riposta.

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